L’INCUBO DELLA FARFALLA

Il testo de L’incubo della farfalla prese forma nel lontano 1997, ma venne messo in musica da Franco Battiato solo nel 2013. Ora viene stampato per la prima volta nella sua interezza, in quattro parti interconnesse e dialoganti fra loro. Lo si potrebbe definire un’opera musicale in prosa e versi, e come tale andrebbe letta e immaginata: il racconto autobiografico di un corpo che prende coscienza di sé attraverso le illusioni e le contraddizioni dei tormentati anni della fine del secondo millennio, e, allo stesso tempo, l’autografia di un’anima che si prepara a ritornare al luogo che l’ha vista nascere. Un testo che si interroga sul venire al mondo, e sulla necessità di uscirne attraverso la fantasia poetica, per cercare quel filo rosso che, attraverso lo spazio e il tempo, ci lega alla radice di tutto quanto umano e divino. Un’opera di sintesi che non vuole spiegare nulla, ma mostrare alcune delle ombre che si celano dietro il suono delle parole, forme oscure che sfuggono alla luce della ragione.
Mentre osservavo la zuppa sobbollire, il mio telefono cellulare cominciò a squillare. Un numero italiano che cominciava con 095. Non conoscendo nessuno con quel prefisso, esitai un attimo prima di rispondere. E quando lo feci, all’altro capo una voce disse: «Sono Battiato, ti ricordi?»
(…)
Non lo avevo capito, allora, ma il suo era stato un congedo, perché quella sarebbe stata l’ultima volta che ci saremmo visti, in questa esistenza. Il ricordo di quello che mi disse non mi abbandonerà mai, come mai dimenticherò la sua generosità e il privilegio di essergli stato amico. Ci sono voluti altri cinque anni prima che mi decidessi a pubblicare il risultato di quel nostro incontro artistico, nella sua interezza, e così facendo mettere il punto a una storia che mi ha accompagnato per metà della mia vita.
Dalla postfazione: Battiato nel Regno del ritorno.
